Giuseppe Carlo Bobbi restauratore

Nella sua esperienza di apprendistato e di lavoro maturata nei primi decenni del '900, Giuseppe Carlo Bobbi ha acquisito un patrimonio di conoscenze e di abilità che lo hanno accompagnato nel suo percorso artistico e posto all'attenzione degli estimatori dell'arte e dell'archeologia suoi contemporanei.

Le opere d'arte restaurate sono numerosissime e si trovano principalmente in Lombardia, quasi impossibile enumerarle: dalle statue sulle guglie del Duomo di Milano, danneggiate dai bombardamenti alleati della seconda guerra mondiale, a quelle dei giardini della Villa Reale di Milano.

In questo campo fu maestro anche per il figlio Orazio Bobbi che con lui collaborò al restauro di opere d'arte.

La conoscenza dei materiali e delle tecniche di lavorazione, unita ad una rara capacità di esecuzione, fece di Giuseppe Carlo Bobbi una risorsa preziosa anche per gli archeologi.

Numerosi ed importanti sono stati i reperti archeologici che curatori, sopraintendenti e direttori di musei hanno affidato negli anni alle sue cure.

Tra questi forse il più celebrato a metà novecento fu il "trono romanico di Pavia", in realtà una Sella Plicatilis di età carolingia-ottoniana, IX-X sec. d.C., venuto alla luce nel 1949 nel letto del fiume, Ticino presso il ponte vecchio, a seguito delle opere di ricostruzione del ponte stesso dopo i bombardamenti della seconda guerra, ed ora esposto al museo archeologico di Pavia. 

La seggiola é formata da due elementi portanti che si incrociano a X, tramite un giunto sferico che ruota su un perno di ferro. Tutte le parti della sella sono decorate con nielli e con agemine in argento e rame dorato. Tra i molti motivi ornamentali si trovano figurazioni simboliche e araldiche con animali affrontati, greche, intrecci, meandri, racemi vegetali e, in una placchetta, un albero della vita. I piedi hanno forma di zampe di leone.

La rarità del pezzo ha attirato l’attenzione di molti studiosi che ne hanno proposto differenti utilizzi e diversificate datazioni. Sembra probabile che una sedia pieghevole di questo tipo, inquadrabile nella tipologia delle "Sellae Castrenses" di tradizione romana e alto-medievale, potesse appartenere al corredo di un militare di alto rango o di un magistrato. Pur non mancando confronti in etá longobarda, l’esempio pavese sembra riportare con maggiore sicurezza all’ambito carolingio - ottoniano.
(S. LOMARTIRE, Scheda “Sella Plicatilis”, in Il futuro dei Longobardi. L’Italia e la costruzione dell’Europa di Carlo Magno)